Corsica Med - la prima volta vincitore

La Corsica Med è stata la regata delle transizioni infinite: giornate passate a scarrocciare in poppa con 3–5 nodi, cercando di guadagnare metro dopo metro grazie a ogni piccolo refolo di vento. È stata una prova di pazienza tanto quanto di abilità. Ma soprattutto, è stata una regata in cui mi sono davvero ritrovato, solo in mezzo al mare. Senza sapere dove fossero gli altri, è diventata un gioco mentale oltre che di navigazione — e mi ha spinto oltre i miei limiti, nel modo giusto.

La partenza è stata fantastica: un tratto iniziale in poppa fino alla boa di disimpegno, poi di bolina lungo le isole nella baia di Marsiglia, inseguendo salti di vento e brezze in costruzione. Sono rimasto vicino alla costa, a poche decine di metri dalla riva, incrociando tra i Class40 e le barche IRC partite subito dopo di noi.

La prima notte ci ha regalato un condizioni relativamente semplici: 12-16 nodi costanti e un ritmo stabile. Il routing diceva di strambare lungo la zona di esclusione: ci ho provato ma appena ho strambato il vento è sceso a 8 nodi. Ho cambiato piano e sono rimasto all’esterno, puntando su una brezza più forte dalla costa corsa — e così è stato.

Il giorno dopo è arrivato il vento forte: 30 nodi e mare formato. Mi sono divertito tantissimo a surfare sulle onde — forse troppo, perché ho finito per salire un po’ troppo di rotta in vista della transizione prima di Capo Corso.  Alle 3 del mattino ho doppiato la Giraglia con 5–7 nodi di bolina, circondato dalla flotta IRC. Stavamo virando, chiamandoci le precedenze tra le stelle e uno dei fari piu' mitici del Mediterraneo — un momento surreale e bellissimo.

Il terzo giorno è stato il più lento. Mentre i Class40 rientravano a motore da Capraia, noi arrancavamo ancora verso l’isola a meno di 2 nodi, cercando solo di tenere il gennaker gonfio per non finire dentro alla TSS. Con il passare della mattinata sono entrati 10–12 nodi da Levante che ci ha regalato un bordeggio fino all’estremità sud di Capraia. Girare l’isola è stato un incubo — una vera “parking lot”. Sono riuscito a tenermi più al largo rispetto agli altri, e la scelta ha pagato: sono stato il primo a uscire dall’ombra di vento, mantenendo il vantaggio. Che soddisfazione vedere gli altri fermi a 1 nodo mentre io avanzavo a 7 di traverso prua di nuovo verso Ovest.

Da lì ho doppiato di nuovo la Giraglia, spinto da 12 nodi di vento da Est, in una bellissima notte di poppa con mare piattto. Poi — bonaccia totale all’alba. Non avevo idea di dove fossero gli altri. Avevano ancora vento? Erano davanti? Dietro? L'unica cosa potessi fare era concentrarmi solo su Petit Pied: andare veloce, e arrivare il prima possibile alle Porquerolles.

Nel pomeriggio il vento è girato a Sud-Ovest, regalandomi ore stupende di bolina a 6 nodi verso il traguardo. Non sono mai stato un grande fan della bolina, ma quella volta è stato diverso: niente caldo soffocante, vento stabile che cresceva, onde ripide su cui giocare con il timone e una sensazione di pura armonia. Forse mi sono avvicinato un po’ troppo alla costa, perché durante la notte il Mistral è di nuovo calato. Ma in qualche modo sono rimasto davanti e ho tagliato il traguardo alle 04:55 del mattino.

Peccato che nessuno ci avesse avvisato che la regata era finita. Ho passato il giorno successivo in pieno stress, alla deriva nel vento instabile, senza sapere dove andare — l’ultimo bollettino meteo che avevo era di cinque giorni prima, perche' ancora il francese non lo mastico bene, soprattutto al VHF. David si stava avvicinando, e a un certo punto ha quasi preso il comando. Ero esausto, avevo dormito pochissimo, ero emotivamente svuotato. Per un momento ho pensato di mollare.

Ma mi sono ricentrato: tre microsonni da 10 minuti, respirare, rendere la barca veloce, restare lucido. Restare tra lui e la prossima boa. E ha funzionato.

Entrare a Marsiglia alle 20:00, primo sul traguardo, con un tramonto mozzafiato e le birre che mi aspettavano a terra insieme agli amici della flotta del Class40 che hanno chiuso poche ore prima di noi, è stato un sollievo immenso. E una gioia pura. La chiusura perfetta per una regata indimenticabile.