Insieme al mio co-skipper Stefano Paltrinieri, abbiamo completato il percorso di 400 miglia in poco meno di quattro giorni.
La regata è iniziata con condizioni di vento leggerissimo e di bolina, che hanno subito favorito le barche con prua più affilata. Domenica il vento è salito fino a 18 nodi e siamo riusciti a mantenere la nostra posizione. Lunedì è arrivata una lunga e fisica bolina verso il Waypoint, con virate continue e spostamenti di peso costanti — impegnativo, ma efficace.
Dopo aver doppiato la boa, abbiamo affrontato una serie di groppi da sud-est, con raffiche fino a 32 nodi e onde frangenti. La notte era completamente buia, la visibilità quasi nulla, ma il pilota automatico ha gestito la discesa in poppa in modo impeccabile.
A quel punto, ci siamo ritrovati a navigare in condizioni completamente diverse rispetto al gruppo di testa: mentre loro avanzavano rapidamente con vento stabile da poppa, noi abbiamo passato oltre 12 ore bloccati in bonaccia. Martedì sera, finalmente, è entrato un fresco vento da est che ci ha permesso di tagliare il traguardo appena davanti al sistema di bassa pressione che nel frattempo stava raggiungendo la costa.
Con più di 200 miglia di bolina, non era certo una regata che valorizzasse i punti di forza del Vector, ma mi ero dato un obiettivo personale: arrivare davanti ai Maxi — e ce l’abbiamo fatta.
Complimenti a Matteo e Federico per l’ottima regata e per il primo posto nella categoria serie con il loro Pogo 2.
Mentre faccio il debrief e smonto la barca, il mio pensiero va anche a Enrico Fossati, che ha tragicamente perso il suo Sun Fast 3200 sugli scogli al largo del Circeo durante la seconda notte. Spero davvero che stia bene e che stia ricevendo tutto il supporto necessario.
Questa regata è stata un promemoria di quanto il mare possa essere spietato, e di quanto sia importante restare vigili e prendersi cura l’uno dell’altro là fuori.