Solo Med, la mia prima regata in solitario

La Solo Med è una regata in solitario in due tappe che parte da Barcellona, con una prima tappa a Sa Ràpita, una piccola cittadina sulla costa sud-occidentale di Palma di Maiorca.
La seconda tappa, di 500 miglia, è uno slalom intorno alle Baleari: il percorso cambia leggermente a ogni edizione per assecondare le condizioni meteo.Questa edizione 2025, per me, era la prima regata in solitario. Avevo finito da pochi giorni la Roma–Barcellona con Andrea Iacopini e non avevo ancora recuperato la stanchezza e il sonno.Alla partenza ero molto stressato — sia per la competizione, sia per la gestione della barca in mezzo alla flotta. Anche se c'erano solo una decina di barche in gara, mi sono detto che non valeva la pena rischiare di rompere qualcosa per una partenza perfetta, soprattutto perché non mi sentivo al meglio.Siamo partiti da Barcellona sotto la pioggia, le previsioni meteo davano condizioni estremamente instabili: poco vento, temporali, giri di vento ma per fortuna, dopo un paio d’ore è uscito il sole e abbiamo bolinato fino alla sera con 8–12 nodi di vento. Di notte il vento ha girato verso sinistra e mi ha permesso di issare il Code-0, con cui ho recuperato varie barcheAll’alba mi trovavo in terza posizione nella classifica Serie, dopo una lunga lotta di virate con il mio amico e avversario Matteo Bogliolo. Stavamo doppiando Capo Formentor proprio con il sorgere del sole, mentre il vento calava sotto i 5 nodi e ci dava scarso.
Io tendo sempre a virare troppo presto sugli scarsi, quindi per perdere tempo ho deciso di fare colazione e andare in bagno — e proprio mentre ero lì, con i pantaloni abbassati sul secchio a prua (questione di peso!), il vento è calato completamente.
Ci siamo ritrovati in un buco nero in mezzo alla baia, mentre il resto della flotta ci superava un miglio più al largo. Mi sono disperato per trovare un modo di uscirne, ma non c’è stato nulla da fare: ci siamo mossi solo verso le 11, quando sono entrati 5 nodi di SE.
Ho tagliato il traguardo intorno a mezzanotte, con un ritardo di sei ore sul primo e solo due barche dietro di me.I due giorni successivi a Sa Ràpita me li sono presi comodi: ho dormito, passeggiato, nuotato e guardato tanti film. Sono stato fortunato perché non ho avuto nessun problema alla barca.Il giorno della seconda partenza mi sono svegliato tardi, sono andato in spiaggia a fare un tuffo e a raccogliere un po’ di plastica. Briefing meteo, armo le vele, mangio qualcosa, e per le 14 ci stavano già trainando fuori dal porto per la partenza delle 16. Ero decisamente più rilassato.Il percorso era il seguente: partenza da Sa Ràpita – boa da lasciare a sinistra a Ciutadella de Mallorca – lasciare Cabrera a destra – girare la boa di partenza – lasciare Formentera e Ibiza a destra – lasciare a destra l’isola grande delle Columbretes – arrivo a Barcellona.Il meteo ci ha messo alla prova con di tutto: buchi di vento, rotazioni, transizioni continue. Ma le condizioni hanno premiato le barche scow, regalando ore e ore di reaching con lo spi sempre aperto, volando sull’acqua e senza mai scendere sotto i 10 nodi.Sul poco vento e sulle partenze ho ancora tanto da lavorare, e questa è stata una partenza con vento leggero.
Durante la notte è entrato vento da Sud, 12–15 nodi con un angolo perfetto per il Code 0. Avevo scelto di posizionarmi sottovento alla flotta per avere un angolo più stretto, e ha funzionato: vedevo le altre barche sull’AIS andare più lente di me e ho passato tutta la notte a recuperare miglia e posizioni.Girando la boa di Minorca all’alba, il vento è di nuovo calato, quindi una lunga bolina monobordo verso Cabrera.
A fine mattinata il vento ha iniziato a salire da Est: 16, 18, 20 nodi. Ho issato lo spi Maxi e ho continuato a recuperare; poi, quando il vento è girato un po’ a destra stringendo l’angolo, ho messo il Medio. Metro dopo metro mi avvicinavo sempre di più alla prima barca.Una volta girata nuovamente la boa di partenza, il vento si era stabilizzato intorno ai 23 nodi.
Un’onda molto ripida e incrociata dominava il tratto di mare tra Palma e Formentera, e per me era la prima volta che navigavo con condizioni simili su un Mini 6.50.
La barca mi sembrava imbizzarrita: ogni volta che mi prendevo una pausa per mangiare o riposarmi, l’autopilota la portava altissima sulle onde, e avevo la sensazione che da un momento all’altro avremmo straorzato.
Ma Ramon Ribera, davanti a me, faceva punte di 13 nodi — e io non potevo essere da meno. Avevamo la stessa barca, solo che lui aveva tre anni di esperienza e io tre mesi. Testa bassa, a trovare i setting giusti e il modo di giocare con le onde, e ci sono arrivato anche io.Altra notte, altra transizione. Ci siamo trovati con 6 nodi di vento da Ovest, esattamente in faccia.
Eravamo quattro barche a bordeggiare per raggiungere Punta des Far: due Vector, un Pogo 3 e un Maxi Proto.
Sono uscito da Formentera in terza posizione, con meno di un miglio di distacco dai due davanti, ma il Maxi era già ben lontano.Navigavamo di poppa con meno di 5 nodi lungo la costa di Formentera quando, alla nostra sinistra, è apparsa una nuvola di convergenza nera e spessa. In cinque minuti i due davanti hanno poggiato, chiuso lo spi e iniziato a navigare di bolina.
Si sono buttati verso sinistra, ma io non ce la facevo più a seguirli, così ho fatto l’opposto: prua su Ibiza per stare all’interno della rotazione, spingendo al massimo la barca.
Quando è arrivato il momento di virare, mi sono ritrovato quattro miglia dietro, puntando la poppa dei miei avversari. È stata dura rimanere concentrato, ma non potevo fare altro: con il vento che calava, dovevo restare lucido.
Sul monitor tenevo sempre acceso l’AIS per vedere cosa facessero: mi stavo avvicinando, andavano a mezzo nodo. Ho virato e me li sono lasciati dietro.
Il vento continuava a girare a sinistra e avevo una rotta sempre migliore per le Columbretes.
Dopo pranzo il vento è salito: 20–24 nodi di lasco, onde lunghe e morbide, e sono riuscito a spingere la barca fino a 15,5 nodi di velocità.Di notte, ovviamente, il vento è calato di nuovo.
Già vedevo il faro, ma c’era un’onda ripidissima da poppa e zero vento. Era quasi un giorno che non dormivo, quindi mi sono concesso un sonno di 40 minuti con l’autopilota in compass e le vele che sbattevano.
Mi sono svegliato quando ho sentito la barca muoversi di nuovo: era entrato vento da Nord, e ho ripreso a bordeggiare tra gli scogli.
Sono stato il primo a prendere il nuovo vento e mi sono messo in copertura dei miei avversari.
Ho doppiato l’isola verso le quattro del mattino, in mezzo a rocce non segnalate, affidandomi ai punti che avevo segnato sul GPS prima della partenza.Superate le isole, il vento ha toccato i 16–17 nodi.
Dovevo correre per agganciare la nuova rotazione da Sud-Est: ho riempito le taniche vuote per aumentare il raddrizzamento e tenere le vele più potenti.
Avevo già 9 miglia di vantaggio sul gruppo degli inseguitori e, pian piano, non li vedevo più sull’AIS.
Il vento è poi calato, continuando a girare verso destra; volevo entrare il più possibile dentro quella rotazione, quindi invece di fissare gli strumenti mi sono fatto un riposino di 20 minuti.
Mi sono svegliato che puntavo di nuovo Palma de Mallorca: con gli occhi che non mettevano a fuoco, ho virato, issato il Code, e il vento ha iniziato ad aumentare.
Il sole mi scaldava la pelle mentre planavo con 16 nodi di lasco stretto, aumentando ancora il distacco.Poi, con il calare della notte, il vento è sparito: le ultime 25 miglia in 16 ore.
Un esercizio di pazienza e concentrazione; ho passato ore a cercare di mantenere la calma e non cadere in una spirale di stress.Ho tagliato il traguardo alle 11:45, con 18 miglia di vantaggio sul resto della flotta.
La termica si è poi stesa dietro di me, permettendo agli altri di chiudere il distacco in poche ore e mantenere la loro posizione in classifica generale.Risultato finale: terzo posto sul podio.
Un po’ frustrante, sì — ma fa parte del gioco.Nonostante la classifica finale che ha un po’ bruciato, sono molto contento di come mi sono comportato nella mia prima regata in solitario: la gestione del sonno, del cibo e del meteo.
Mi rifarò alla prossima edizione!Un enorme grazie a tutte le persone che supportano il progetto, in particolare allo Yacht Club Santo Stefano, senza il quale non sarei qui oggi.