Ho trascorso tre settimane lavorando con i team tecnici di 11th Hour Racing e Malizia per preparare la barca alla Transat Café de l’Or.
Mi sono unito a loro a Lorient, dove la barca era appena rientrata dall’Ocean Race Europe. La prima settimana è stata intensa: giornate lunghe e piene di lavoro per rimettere tutto in ordine e preparare la barca per un’altra traversata atlantica.
Il primo giorno sono arrivato con venti minuti di anticipo sull’orario concordato. Ho intravisto un uomo alto con la felpa di Malizia entrare nell’hangar e mi sono intrufolato dietro di lui. Era il rigger del team, Olivier — uno che lavora sugli IMOCA da trent’anni — e dopo un caffè e due chiacchiere mi ha preso con sé per i giorni successivi. Da lì sono iniziati sei giorni intensi di lavoro insieme a lui e a Oakley, il rigger “di casa” del team: abbiamo smontato carrelli, trozza del boma, bozzelli, cambiato cime e controllato ogni vela, un lavoro minuzioso che mi ha fatto entrare davvero nel cuore tecnico della barca.
A metà settimana si è unita Lou Clayton, mentee di Frankie tramite il Female Leadership Development Programme Magenta x IMOCA. Ci siamo trovati subito in sintonia, condividendo la sensazione di essere fuori dalla comfort zone ma anche la voglia di imparare e di capire tutto il più in fretta possibile — con l’umile obiettivo di non sembrare completamente spaesati su quel “razzo spaziale” che è questa barca.
Quando finalmente siamo usciti in mare per i test, tutta la fatica dei giorni precedenti è stata ripagata. Eravamo in sei a bordo, un po’ affollati, ma le condizioni erano perfette: 10-14 nodi e mare piatto. Ci abbiamo messo un’ora a issare la randa, aprire il J2 e uscire dal canale di Lorient — giusto il tempo di farsi un buon allenamento di spalle al coffee grinder e cominciare a riconoscere drizze e scotte. Quando la barca ha iniziato a planare, non mi e' salito il cuore in gola come mi aspettavo, ho guardato gli strumenti e poi ho messo la testa fuori: per un attimo mi è sembrato di stare in un videogioco. Poi abbiamo fatto cambio e mi sono messo a prua a fare i cambi di vele: scotte, mura e drizza... Alla fine dei conti e' una barca e non un razzo spaziale.
Per il trasferimento di 400 miglia da Lorient a Le Havre non ero a bordo, ho aiutato il resto del team a prepare tutto cio' da portare in Normandia e ho guidato uno dei furgoni 5 ore per le bellissime streda francesi.
La barca è arrivata a Le Havre alle 6:30 del mattino, e io ero sul pontile a prendere le cime. Da lì è iniziato il Villaggio della Transat Café de l’Or. Per fortuna non c’erano stati danni durante il trasferimento, quindi abbiamo passato i giorni successivi tra piccoli lavori e pulizia, dentro e fuori. E, ovviamente, non poteva mancare la “dock sail”: una spece di randa con il volto di Francesca Clapcich, da issare solo sotto i 12 nodi — quindi sì, l’abbiamo usata tre volte, forse.
Il Race Village di Le Havre era incredibile: si potevano percepire le emozioni scorrere lungo i pontili, tra i giganteschi ULTIM, le decine di Class40 e gli Ocean50. Un ambiente estremamente ispirante, e una grande opportunità per incontrare persone che condividono la mia stessa passione e che lavorano sulle barche che sogno da anni.
Sono profondamente grato per questa esperienza — in particolare a Francesca Clapcich, che l’ha resa possibile grazie alla nostra connessione tramite The Magenta Project. E un enorme grazie a tutto il team di 11th Hour Racing, sia tecnico che comunicazione, per avermi fatto sentire a casa, anche solo per un breve periodo.